Forse qualcuno di voi avrà sentito parlare - in questa prima parte d’estate, un po’ torrida e un po’ burrascosa - di Piano Casa Italia.
Di cosa si tratta? Sulla carta, un pacchetto di proposte normative, fiscali e urbanistiche che dovrebbe avere l’obiettivo di rilanciare il malconcio mercato immobiliare residenziale.

Malconcio perché? Su questo blog abbiamo spesso affermato che le cose non vanno poi così male, e che il mercato è vivo e vegeto. È però innegabile il fatto che Verona, come tante altre città, soffre di una crisi degli affitti, dovuta principalmente alla sua vocazione turistica e alle solite “leggi all’Italiana”.

Stiamo parlando del proliferare incontrollato di B&B, affittacamere, affitti brevi e chi più ne ha, più ne metta, che mettono in forte crisi la ricerca di un affitto stabile da parte di chi magari una casa non se la può (ancora) permettere.
Che poi non vogliamo nemmeno dare la colpa solo al problema degli affitti turistici. C’è di mezzo l’invecchiamento della popolazione, la mobilità giovanile, la carenza di case, gli edifici sfitti che spesso conviene lasciare marcire piuttosto che sistemare (e non parliamo solo di edifici di proprietà demaniale, ma anche dei privati).

In Italia, mancano 635mila unità abitative. O meglio, ci sarebbero pure, ma sono inagibili, sfitti o da riconvertire.

Proprio su questo tema si sofferma il testo del Piano Casa Italia proposto da Confindustria Assoimmobiliare alla presenza di un Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Si parla di spingere sull’affordable housing, ovvero di predisporre un’offerta abitativa per quelle fasce di popolazione escluse sia dal mercato libero (perché non hanno le risorse per acquistare, oppure i titoli per richiedere un mutuo) che dalle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica, con un investimento complessivo di 170 miliardi di euro.

Il punto è che i soldi non bastano. Per incentivare il modello built to rent nordeuropeo, ovvero la costruzione di immobili progettati per essere affittati stabilmente alle categorie di cui sopra, servirebbe un sistema fiscale e urbanistico efficiente e soprattutto legislativamente onesto, per evitare che gli immobili costruiti, riqualificati o riconvertiti non finiscano poi nel giro degli affitti turistici grazie ai soliti “furbetti” (e sono tanti).

Le proposte normative più importanti del Piano Casa Italia sono otto: 

- Trasparenza Fiscale: Revisione del regime di trasparenza fiscale per i fondi immobiliari.
- IVA Agevolata: Opzione IVA per professionisti su locazioni e cessioni di fabbricati, con aliquota ridotta dal 10% al 5%.
- Deduzione Costi: Riconoscimento della strumentalità degli immobili in locazione, con conseguente deduzione dei costi di costruzione e recupero.
- Imposta di Registro: Riduzione dell'imposta di registro per favorire gli investimenti immobiliari residenziali.
- Esenzione IMU: Esenzione IMU per immobili affittati come abitazione principale, a condizione di una riduzione proporzionale del canone.
- Flessibilità Urbanistica: Maggiore flessibilità nei cambi di destinazione d'uso.
- Semplificazione Procedure: Snellimento delle procedure urbanistiche per l'housing sociale.
- Certezza Tempi: Termine massimo di 60 giorni dal cartello di cantiere per l'impugnazione dei titoli abilitativi.
 

Sulla carta, le idee sembrano buone e vanno a toccare un problema reale che sentiamo tutti. . Come ha detto la vicepresidente esecutiva della Commissione UE, “Per troppe famiglie e giovani in tutta Europa l’accesso a una casa dignitosa è diventato troppo oneroso. Non si tratta solo di una questione abitativa, ma di un’emergenza sociale”.

Staremo a vedere se queste proposte diventeranno realtà. Secondo voi, potrebbero essere la soluzione giusta anche per Verona? Diteci la vostra!